Enrico Biagetti, fu Antonio, è vissuto abbastanza a lungo – dal 1872 al 1966 – da ricordare il  “Piatto” quasi ai suoi inizi e la stessa Festa quando, parecchi anni dopo, si svolgeva in una Santa Maria degli Angeli molto cambiata.
Nel 1954, a 82 anni di età, poteva così accreditare con il suo racconto, ereditato dalla viva voce dei genitori, non solo i fatti che avevano portato all’istituzione del “Piatto”, ma anche il modo di pensare, le necessità e i sogni della generazione di angelani che lo aveva preceduto e aveva dato inizio al rito per Sant’Antonio.
E quante generazioni abbiamo avuto dopo il racconto, il “memoriale”, di Enrico Biagetti?
Un paio, forse tre, se guardiamo ai giovanissimi che spesso si presentano alla Festa con l’animale di compagnia da far benedire. È questo strettissimo giro di tempo, che si rinnova
ogni anno all’inizio dell’anno e che per fortuna sembra non passare mai, ad alimentare la bellezza, la freschezza e la spontaneità – nonostante l’apparato rituale – del “Piatto”.
Dal 1954 ad oggi, per contro, Santa Maria non solo è cambiata davvero tanto, più di quanto poteva mai sembrarlo a Enrico Biagetti una sessantina d’anni fa, ma è doverosamente
diventata una città moderna e un grande crocevia di gente.
Ebbene, il “Piatto” si incarica, ogni anno, di mostrare agli occhi degli angelani e non come è fatta la trama di un modo di vivere e di sentire le cose e gli affetti, gli affari e le professioni, i mestieri, la devozione e il mercato che ha – e non li dimostra – oltre un secolo e mezzo di vita.
Non è così lontano il ricordo che sta alla base della Festa, da perdersi nei meandri della storia. Non è così moderno da essere contemporaneo a noi.
È il perfetto passato prossimo del quale tutti noi sentiamo volentieri l’eco e scorgiamo il bagliore: gli zoccoli dei cavalli nelle stalle delle stazioni di posta, le grida preoccupate dei
proprietari per l’epidemia che li annienta, una luce che risplende sulla statua del vecchio santo protettore degli animali, i colori sgargianti della Festa per celebrare lo scampato pericolo. Tutto il resto – noi compresi, i nostri figli compresi – è tradizione del “Piatto”da mantenere e incrementare: è il saggio costume dei Priori che sanno come e con quale percorso rinnovarsi, è la volontà della gente di sperare, nonostante tutto, ancora nei miracoli, sono le stazioni di ieri e le stazioni di oggi, dai cavalli ai treni, è la sosta obbligata davanti a quella statua d’un austero patriarca dalla barba bianca che un giorno si è fermato qui, ha fatto un miracolo e non vede perché debba andarsene via.

Paola Gualfetti

Categorie: Editoriale

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